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Adolescenza: il regno dei contrari

Perché l’adolescenza viene definito come uno dei momenti più difficili della vita? L’adolescenza è un momento così complesso perché spesso determina enormi mutamenti sia per l’individuo che, entrando in una nuova fase di vita, sperimenta cambiamenti fisici e psichici, sia per tutto il nucleo familiare.

In questa fase del ciclo vitale la famiglia deve inevitabilmente ristrutturarsi, così da trovare un nuovo equilibrio più adatto ai cambiamenti del figlio ed alle sue mutate necessità. L’adolescenza è un periodo caratterizzato dalla costruzione di relazioni tendenti allo svincolo e dalla continua ricerca di cambiamenti, i quali sono spesso critici a causa della relativa immaturità e instabilità del giovane.

In particolare, il rapporto con i genitori diventa spesso conflittuale perché l’individuo, a differenza del periodo infantile, inizia a costruirsi un’immagine differente dei propri genitori, non più infallibili e onnipotenti. In passato essi erano la fonte delle sue certezze mentre in questa fase del ciclo vitale l’adolescente inizia a percepire i loro punti deboli e le loro mancanze, motivo per cui tende a ricercare dei modelli di identificazione molto differenti da quelli dei propri genitori.

In adolescenza ci si trova di fronte alle prime scelte da compiere e alle prime assunzioni di responsabilità che, se da un lato possono sembrare difficili, dall’altro sono segno dell’inizio dell’emancipazione e dello svincolo. La relativizzazione dell’immagine dei propri genitori da parte dei figli adolescenti comporta il bisogno di cambiare le abitudini familiari così da permettere la reciproca separazione tra le generazioni ed il progressivo svincolo dei figli. Tali cambiamenti non sono però esenti dall’insorgenza di alcuni conflitti. Essi necessitano di essere trattati con un certo grado di flessibilità, così che l’adolescente possa avere la possibilità di sperimentare livelli crescenti di indipendenza, potendo tuttavia tornare nel gruppo familiare in una condizione di dipendenza qualora ne avverta la necessità.

I conflitti possono a volte spaventare molto ma l’esistenza di un conflitto non è di per sé un fatto patologico. Tutte le relazioni umane sono contraddistinte dall’esistenza di conflitti; essi rappresentano una normale parte dell’esperienza umana e rivestono un’importante funzione nei processi di cambiamento e di conoscenza. Come afferma Carl Whitaker, uno dei pionieri della terapia sistemico-relazionale, “il conflitto è l’enzima del cambiamento” e, quindi, presenta anche molte funzioni positive: previene la stagnazione, permette di affrontare le situazioni in modo creativo e consente la differenziazione degli individui.

Alla luce di ciò è evidente quanto sia importante che, nel corso dell’adolescenza, si acquisisca la competenza a sviluppare e condurre conflitti costruttivi, che insegnino all’individuo ad affrontare situazioni di contrasto in età adulta. Appare chiaro, quindi, che gli adulti di riferimento hanno un ruolo centrale nell’addestrare i giovani al conflitto, dato che l’autonomia e la differenziazione può svilupparsi solo rispetto a un’autorità. In altri termini, il genitore che esprime autorevolmente il proprio punto di vista ma che lascia anche margini di autonomia al figlio, ne legittima la crescita e la cosiddetta individuazione. Il processo di svincolo può dirsi concluso quando il soggetto si avvia a compiere le proprie scelte in autonomia dopo aver attraversato le suddette dinamiche.

Per concludere, l’adolescenza è chiaramente un periodo complesso e ricco di conflitti ma non fatevi spaventare: è uno degli stadi del ciclo vitale della famiglia. Per sostenere tutte queste situazioni e superarle nel modo più funzionale possibile può essere utile, qualora se ne senta la necessità, rivolgersi a un professionista che possa supportare non solo l’adolescente ma anche la coppia genitoriale.

Scritto il 05.06.2021 da Elena Carbone

Pubblicato sul sito www.psicologi-online.it

 

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