Area Educativa

Le faccende domestiche sono una questione di famiglia

Per favorire lo sviluppo dell’autonomia e del senso di responsabilità è bene coinvolgere i bambini fin da piccoli nella cura della casa e nella gestione della vita domestica

 

Rossana Rebellato, pedagogista e counsellor

È in famiglia (non a scuola, a nuoto, a danza o a calcio…) che si acquisiscono alcune competenze fondamentali per la vita, come la cura di sé, delle proprie cose e dei propri spazi, lo stile alimentare; cucinare, lavare, stirare, pulire… Eppure a volte non ci pensiamo; o meglio, non sempre pensiamo a insegnare attivamente queste competenze ai nostri figli.

Ci sono molti genitori che difficilmente affidano mansioni domestiche ai loro bambini, perché li vedono già troppo oberati tra compiti scolastici e attività extra-scolastiche, o perché immaginano che serva una grande organizzazione, oppure perché i figli non vogliono. Ma i figli non vogliono svolgere faccende domestiche perché non sono stati educati a farlo.

Sono soprattutto i genitori di adolescenti che si lamentano della scarsa partecipazione dei figli alla cura della casa, anche quando si tratta dei loro spazi: chiedono collaborazione, e non la ottengono.

Ma se un bambino si abitua, fin da piccolo, a dare il suo contributo alla gestione della casa (con “piccoli compiti” come apparecchiare la tavola, aiutare a cucinare, annaffiare le piante, passare l’aspirapolvere, buttare l’immondizia, caricare la lavastoviglie…), crescendo lo farà in modo naturale, così come si lava i denti o si fa la doccia.

Il che non significa che svolgerà sempre queste mansioni volentieri, che non sbufferà mai; significa piuttosto che talvolta sbufferà, ma farà lo stesso quello che deve fare, perché è compito suo.

I vantaggi della collaborazione domestica

Affidare ai bambini qualche responsabilità domestica è importante per il loro futuro: li mette nelle condizioni di diventare autonomi nella cura di sé, degli altri e dello spazio circostante. Ed è importante per la vita comunitaria: in famiglie in cui sempre più spesso lavorano entrambi i genitori è essenziale collaborare, aiutarsi reciprocamente, dare ognuno il proprio contributo per il benessere di tutti.

Molti compiti, inoltre, stimolano tanti tipi di apprendimento diversi. Pensiamo ad esempio a come si apparecchia la tavola. Per farlo bene è necessaria una grande concentrazione: per quante persone bisogna apparecchiare? Si useranno le forchette o i cucchiai? Servono i piatti fondi o quelli piani? Per quei bambini che si distraggono facilmente può essere un esercizio estremamente utile.

Come dividere i compiti

Ma come organizzare la distribuzione dei compiti domestici? È molto semplice: si può stilare una piccola lista di mansioni da appendere in un luogo ben visibile, e ogni settimana le diverse mansioni verranno ripartite tra i membri della famiglia. Il bambino controllerà i compiti assegnati a lui, e poi li dovrà svolgere con continuità, per tutto l’arco della settimana, senza abbandonarsi all’onda dell’entusiasmo per poi interrompere in mancanza di tempo o di voglia: è necessaria la costanza per esercitare la responsabilità e l’impegno.

Ovviamente ci potranno essere eccezioni (ad esempio quando c’è un amichetto con cui fare i compiti o giocare), ma devono rimanere tali. La domenica sarà una giornata di riposo, per trasmettere anche l’importanza di prendersi delle pause dal lavoro.

Le mansioni cambiano con la crescita

I compiti assegnati evolveranno in base all’età del bambino o del ragazzo. Facciamo l’esempio della preparazione dei pasti, una mansione che molti bambini apprezzano. Al bambino di 5 o 6 anni il genitore affiderà un piccolo compito specifico: tagliare la frutta o la verdura a pezzetti, lavare l’insalata, guarnire i crostini; con la crescita aumenterà anche lo spazio di autonomia, fino ad arrivare al ragazzo adolescente che cercherà una nuova ricetta e preparerà un piatto completamente da solo. Nel mezzo ci sono tanti piccoli passaggi intermedi da sperimentare.

Una transizione fondamentale, trasversale a tutti i compiti, è passare dalla dipendenza dall’adulto, per cui è il genitore che ricorda al figlio di svolgere la mansione a lui affidata, all’autonomia, per cui è il figlio che, sempre più responsabile, si ricorda del suo incarico da portare a termine.

Il contributo che un bambino, e poi un ragazzo, può dare in famiglia, non si esaurisce qui: può accadere che i genitori abbiano bisogno di un aiuto anche in altri momenti, o che il ragazzo si proponga per lavori più impegnativi, ad esempio tagliare l’erba del giardino, in cambio di una mancia. È bene sostenere e incentivare queste iniziative.

Commissioni fuori casa

A partire dai 9-10 anni, poi, sarebbe auspicabile aggiungere alle faccende domestiche qualche piccola commissione, almeno per chi vive in un contesto in cui si sente abbastanza tranquillo: andare in cartoleria ad acquistare il materiale scolastico, dal barbiere, in biblioteca a prendere e restituire libri, dal fornaio per acquistare il pane… Sono incarichi semplici che gratificano il bambino, facendolo sentire grande, e lo aiutano a crescere in diversi ambiti: impara a usare il denaro, a muoversi nel proprio quartiere, a rapportarsi con gli altri. E nel frattempo acquisisce sicurezza e fiducia in sé stesso.

I genitori spesso esitano a lasciare questi spazi di libertà ai figli, perchè hanno paura: temono, ad esempio, che qualcuno li avvicini e faccia loro del male. Il paradosso, però, è che i bambini talvolta sono più a rischio nella loro stanza, con lo smartphone, che da soli per strada. Ma ancora fatichiamo a esserne consapevoli.

Si comincia da piccoli

E con i bambini più piccoli, prima dei 5-6 anni? Già dai 2-3 anni si può cominciare a educare i figli alla collaborazione domestica, ad esempio riordinando insieme i giocattoli, ma facendo attenzione ad assegnare mansioni molto specifiche («Adesso riponiamo le costruzioni nella loro scatola»), perché di fronte a una stanza piena di oggetti sparpagliati il bambino si sentirà spaesato e non saprà da che parte cominciare.

Inoltre, facciamo in modo di offrire ai bambini la possibilità di imitarci mentre puliamo, spolveriamo, cuciniamo: potremmo lasciare loro, ad esempio, una parte dell’impasto che stiamo lavorando affinché preparino con noi pizzette e biscotti.

Per portare avanti questa progressiva responsabilizzazione dei bambini saranno sufficienti un po’ di impegno e di fiducia, tenendo a freno le ansie e le paure. Alla fine sarà un guadagno per tutta la famiglia: per i genitori, perché verranno aiutati nelle faccende domestiche; per i figli, perché cresceranno in maturità e autonomia.

Articolo pubblicato sul sito www.uppa.it il 04.06.2021

Scritto da Rossana Rebellato, pedagogista

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