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L’educazione intergenerazionale: una fruttuosa prassi educativa?

“Per dare significato alla nostra vita quando invecchiamo occorre costruire un ponte fra l’inizio e la fine, fra i primi stadi in cui la fondamentale virtù è la speranza e gli ultimi in cui il rischio è l’isolamento” – Erik Erikson

Il periodo storico della Pandemia da Covid-19 ci ha costretti a vivere le relazioni con la lontananza e la paura nei confronti dell’altro e tra i soggetti che ne hanno risentito di più troviamo sicuramente i bambini e gli anziani, due categorie solitamente ritenute come distanti e tra le più “vulnerabili”. Alla luce di questo, occorrerebbe ripensare e magari progettare per un futuro prossimo nuove forme di convivenza, di collaborazione, di condivisione, nuovi spazi di incontro per contrastare l’analfabetismo emotivo e per prevenire situazioni di isolamento, solitudine, stigmatizzazione e marginalizzazione educativa. Su questo fronte, l’educazione intergenerazionale – questo il nome usato per designare l’educazione tra le diverse generazioni – potrebbe rappresentare una valida base da cui poter ri-partire prossimamente.

Significato e logiche dell’Educazione Intergenerazionale

Le logiche di questa tipologia di educazione «si fondano sulla possibilità di creare spazi e occasioni per alimentare gli scambi, le relazioni e la reciprocità con l’altro da me. Il prefisso inter– ricorda che l’orizzonte è quello del dialogo e non solo della compresenza di più età in uno stesso contesto; si fa riferimento, quindi, alla necessità, volontà e intenzionalità di facilitare e sviluppare interazioni» (Baschiera, Deluigi, Luppi, 2014:21).

In modo particolare, l’educazione intergenerazionale tra gli anziani dei servizi dedicati – come le case di riposo, le strutture residenziali o diurne – ed i bambini dei servizi educativi ed integrativi per l’infanzia – come i nidi d’infanzia, le scuole per l’infanzia e le ludoteche – è relativamente recente, poiché agli esordi essa era praticata principalmente nelle scuole primarie e secondarie di primo grado (Ibidem).

Ad oggi, però, risulta essere sempre più conosciuta e praticata anche in queste strutture, un po’ perché sono stati superati i pregiudizi riguardanti il contatto con anziani estranei, un po’ perché ne sono stati indagati e riscontrati diversi benefici. Tra questi ultimi vale la pena ricordare l’apprendimento bidirezionale adulti-bambini e bambini-adulti (Newman, 1997; Kaplan, 2002), la trasmissione storica e culturale, la solidarietà, la coesione sociale, il benessere della comunità (MacCallum et al., 2006), i miglioramenti nelle capacità comunicative ed interpersonali, la riduzione dei comportamenti distruttivi nelle aule (Park, 2015) e una riduzione della perdita di memoria, dei sintomi depressivi, della solitudine e dell’isolamento negli anziani (Donna et al., 2007).

 

Esempi nel mondo

Un esempio, nonché una delle prime esperienze intergenerazionali da oltreoceano è l’Intergenerational Learning Center di Seattle, una struttura in cui coesistono l’asilo di Providence Mount St. Vincent ed una casa di riposo per anziani, che dal 2007 accoglie circa 125 bambini dai 3 ai 5 anni e più di 400 anziani con un’età media di 92 anni. Qui vengono coniugati i programmi didattici di entrambi i servizi, tramite attività che incentivano l’interazione degli anziani con i bambini. Questo progetto ha attirato anche l’interesse della regista Evan Briggs, che tra il 2012 ed il 2013 ha realizzato il documentario Present Perfect (letteralmente “passato prossimo”) per raccontare questa nuova frontiera dell’educazione ed esplorare l’esperienza del crescere e dell’invecchiare in America.

In Europa, invece, la prima esperienza intergenerazionale risale al 2001, quando in Francia, nel comune di Saint Maur, vicino a Parigi, è stato avviato un nido d’infanzia all’interno della casa di riposo Residence de l’Abbaye, con un progetto pedagogico ricco di workshop di pasticceria, di giardinaggio, di lettura e di musica, che è divenuta presto fonte d’ispirazione per ulteriori progetti nati successivamente in altre zone europee.

In seguito, dal 2012 al 2014, il progetto TOY – Together Old and Young è stato avviato e finanziato dalla Commissione Europea all’interno del Programma Lifelong Learning /Grundtvig (programma di apprendimento permanente) e promosso dall’ International Child Development Initiative ICDI (Paesi Bassi) in sette paesi europei: Irlanda, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna e Slovenia. Ha coinvolto in contesti educativi non formali bambini a partire da 0 anni, e cittadini con più di 55 anni d’età (Baschiera, Deluigi, Luppi, 2014). TOY-PLUS invece ne è la prosecuzione e con la MOOC – Massive Online Open Course, ossia un corso online, si è proposto di dotare i professionisti dell’infanzia di opportune competenze per attuare tali esperienze.

E in Italia?

Una delle prime esperienze intergenerazionali è stata realizzata nel 1997, in provincia di Treviso, tra il Centro Infanzia Girotondo delle Età ed il Centro Residenziale per anziani De Lozzo Da Dalto, con il progetto “Il sentiero tra le generazioni”, per bambini dai 12 mesi ai 6 anni ed anziani fino a 100 anni, che  da oltre 23 anni continua la sua mission (Gecchele e Meneghin, 2016). Proseguendo su questa scia troviamo Aosta, che nel 2004 ha dato vita al progetto “N come nido, N come nonni” tra il nido comunale ed il Centro Diurno per anziani, e Verona, che ha inaugurato nel 2007 il Centro Intergenerazionale Comunale “Casetta Maritati”. Un altro virtuoso esempio tutto italiano è il Centro Anziani e Bambini Insieme – ABI, nato nel 2009 nel cuore di Piacenza, in cui convivono una casa di riposo, un centro diurno per anziani ed un nido. Infine, risale al 2018 il progetto “I bambini del melograno” nato dalla collaborazione della Casa Famiglia “Il Melograno” e del nido d’infanzia La Caracolita convenzionato con il Comune Di Roma, che è stato replicato anche l’anno seguente.

Come si può notare da questi esempi, dunque, vi è una presenza sempre maggiore delle iniziative intergenerazionali (alcune di esse interrotte a causa dell’emergenza sanitaria in atto), soprattutto negli ultimi anni, e ciò a riprova del fatto che l’incontro bambini-anziani può essere davvero benefico.

Ma in sostanza, perché anziani e bambini dovrebbero entrare in contatto tra loro?

Oltre che per i benefici che possono essere riscontrati dai partecipanti, ma anche dalla comunità circostante, promuovere il confronto tra diversi periodi della vita permette anzitutto l’abbattimento degli stereotipi, dei pregiudizi e della divisione in classi d’età, per focalizzarsi invece sull’esperienza, senza attribuire ruoli e funzioni in modo univoco a ciascun soggetto par (Baschiera, Deluigi, Luppi, 2014). Ciò vuol dire costruire e tessere delle reti sociali in cui l’altro sia visibile nella sua interezza, poichè è mediante l’incontro con l’altro che l’individuo impara a conoscere se stesso e le proprie sfumature.

Inoltre, occorre chiarire che la relazione è da sempre legata alla dimensione della cura e dell’empatia. Per cura non ci si riferisce ad un semplice insieme di gesti dettati dalla preoccupazione e messi in atto per un esclusivo dovere morale, ma alla competenza ed alla responsabilità richieste, che implicano un naturale desiderio di tensione verso l’altro. Il prendersi cura dell’altro, nelle relazioni e negli scambi intergenerazionali, è originato dalla piacevolezza dello stare insieme.

L’empatia, invece, rappresenta un ulteriore elemento fondamentale per la costruzione di una relazione autentica. Relazionarsi in modo empatico significa mettersi in contatto con l’altro in punta di piedi, senza prevaricarlo, per riconoscerlo e accettarlo ed «è anche la base dell’esercizio del senso civico della condivisione, della comunità, della percezione e della considerazione che si vive con altri e anche per gli altri» (Boffo, 2012:141). Tramite l’Educazione Intergenerazionale, allora, nel momento in cui bambini e anziani si incontrano, ricercano o confermano il senso della propria vita (Gecchele e Meneghin, 2016), creando un ponte tra quelli che sono spesso intesi come i poli opposti dell’esistenza.

Bibliografia

Baschiera B., Deluigi R., Luppi E., (2014) Educazione intergenerazionale. Prospettive, progetti e metodologie didattico-formative per promuovere la solidarietà fra le generazioni, Milano, Franco Angeli

Boffo V., (2012) La trasmissione trans-generazionale della cura educativa: dai nonni ai bambini, Pisa, Edizioni ETS

Donna M.B., Hatton-Yeo A., Henkin N.A., Jarrott S.E., Kaplan M.S., Martíne A., Newman S., Pinazo S., Sáez J., Weintraub A.P.C., (2007) “The benefits of intergenerational programmes. Intergenerational programmes: Towards a society for all ages”, in Social Studies Collection, n. 23

Gecchele M., Meneghin L., (a cura di), (2016) Il dialogo intergenerazionale come prassi educativa. Il Centro infanzia Girotondo delle età, Pisa, Edizioni ETS

Park A-La, (2015) “The Effects of Intergenerational Programmes on Children and Young People”, in International Journal of School and Cognitive Psychology, n. 2

MacCallum J., Palmer D., Wright P., Cumming-Potvin W., Northcote J., Brooker M., Tero C., (2006) Community Building Through Intergenerational Exchange Programs, Report To The National Youth Affairs Research Scheme (NYARS)

Sitografia

www.abcd94.fr/creche-halte-garderie.php

www.aribandus.com/servizi-per-le-famiglie/casetta_maritati/

www.crossway-community.org/the-intergenerational-learning-center-1/

www.edizionijunior.com/riviste/articolo.asp?IDart=237

www.envejecimientoactivo.wordpress.com/beneficios

Articolo pubblicato sul sito www.antrodichirone.com il 01/03/2021

Scritto da Dania Stravato

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